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NICE CITY TRIESTE

Storie di rifugiati e di accoglienza diffusa

 Breve presentazione

La mostra “Nice City Trieste”, organizzata dall'ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà) con il patrocinio e il coinvolgimento del Comune di Trieste, intende raccontare attraverso le immagini la normalità della vita dei richiedenti asilo a Trieste. Le fotografie scattate dal luglio 2015 al maggio 2016 documentano un percorso iniziato con l’emergenza non gestita del “Silos”, proseguendo  dal  lavoro svolto dal Consorzio ICS dal primo accoglimento a Valmaura delle persone, alla sistemazione negli appartamenti, alla loro formazione e inserimento attraverso i corsi di lingue, le attività di volontariato sociale, fino all’integrazione piena  con la popolazione residente.

Trieste, attraverso una sperimentazione innovativa condotta congiuntamente dalla Prefettura di Trieste, dal Comune di Trieste, dall'ICS e dalla Caritas, ha infatti dato vita, dal 2013 al cosiddetto modello della “accoglienza diffusa” in base al quale si è cercato di superare l'approccio triste e ghettizzante dei centri di accoglienza a favore di una accoglienza appunto diffusa, ricorrendo ad appartamenti locati sul mercato privato nei quali i rifugiati vivono in modo autonomo e in condizioni di forte scambio ed interazione con la popolazione locale in tutti i momenti della giornata, dallo scambio con il vicino di casa, all'attività di volontariato nell'associazione del quartiere, all'attività sportiva o ricreativa. Ovviamente ciò nulla toglie al fatto che ogni rifugiato segue, insieme ad un operatore sociale, un percorso ben preciso finalizzato ad una riqualificazione professionale e alla riconquista di un'autonomia lavorativa ed abitativa.

 La normalità della vita quotidiana come fattore che produce normalità nelle relazioni sociali: è questa la chiave interpretativa della mostra fotografica di Massimo Tommasini; il tema dell'accoglienza dei rifugiati, diversamente da quanto avviene in molti altri contesti dove (anche giustamente) il tema della fuga e dell'esilio sono evidenziati nei loro aspetti più crudi e drammatici, è declinato in questa mostra con lo sguardo di colui che esamina la vita quotidiana di una accoglienza che non è scontro, tensione, contrapposizione, isolamento, ma inclusione, condivisione, normalità. In ultima istanza è un cambiamento che con le sue difficoltà (come tutti i cambiamenti) produce una città più solidale, colorata, aperta al cambiamento, inclusiva. Come è nella natura e nella storia migliore di Trieste.

Dal 24 giugno fino al 20 luglio, la mostra migrerà alla Stazione Centrale di Trieste